Ci risiamo. Perdonate la latitanza, lettori e colleghi. Buon anno. Che sia un anno di cambiamento, per il giornale. Anche se i segnali non sono incoraggianti.
Abbiamo chiuso il giornale del 31 dicembre con l'entusiasmo dei ristoratori per un grappolo di sloveni che sarebbero venuti a bere un caffè in città, per riaprirlo il 2 gennaio con la paura dell'invasione.
Siamo incoerenti e se ne accorge anche il lettore più svogliato. Ma il grosso problema sta ancora in quella fottuta intenzione di influenzare piuttosto che di informare. Continuiamo a sparare titoloni su Trieste capitale del mondo per non sentirci ancora marginali. O perchè non abbiamo (non ha? non hanno?) capito molto di questa città.
Parti di città vivono realmente la caduta del confine (celebrata in grande stile) e noi continuiamo ad ammuffirci su editoriali retorici e vuoti.
"Io a Trieste non mi sono mai sentito in provincia" mi ha detto un amico, triestino, che viaggia molto per lavoro. "E questo giornale mi fa sentire provinciale", mi ha detto. Osteggiando politiche legittime per mesi, fino ad esaltarle quando sono già sul podio ("Trieste capitale dell'Euroregione").
"Trieste esploderà", ha detto il sindaco. Tra una polemica personalissima e l'ormai proverbiale viaggio dell'ad a Roma, siamo diventati un giornale senza misura. Un giornale alla Dipiazza. Con entusiasmo da provincia.
Arrivando perfino all'assurdo perfetto, cioè quello di sostenere tutta la tesi del presente post anche sulla base dell'amico che viaggia molto. Ma di rendersene conto, almeno.
Quanta poesia:
"La vera speranza è la permeabilità del confine dell’anima. Il desiderio è riavere il nostro posto nella storia."
Si muove qualcosa.
Email appena ricevuta, e verificata:
"sembra che a Roma abbiano deciso che Leopoldo Petto, attuale capo della cronaca di Udine al Messaggero Veneto diventerà presto vicedirettore di Filippi al MV. Tra sei mesi, invece, Petto dovrebbe passare a Trieste per dirigere il Piccolo."
Petto era già stato al Piccolo come vice di Quaia.
Magnifico direttore. In questo fantastico video mandatoci da un collega, in meno di un minuto contraddice tutto ciò su cui si fonda la sua carriera da direttore.. cioè l'imporre l'agenda ai politici.. Lo sanno a Udine, come a Trieste, lo sanno molti politici di questa regione, anche nomi importanti, che hanno accettato di farsi dire le cose da fare piuttosto di trovarsi il Messaggero o il Piccolo contro...
Lo sappiamo noi che cerchiamo di seguire una logica che è difficile da trovare.. un giorno terrorizzata dalla copia in più venduta e il giorno dopo dal cosa dire e come.
Lo capisce anche il lettore stordito al bar che al Piccolo negli ultimi giorni è successo qualcosa.
Entusiasmi euroregionali, titoloni sparati sulla Trieste capitale dell'adriatico, del mare e del mondo, editoriali entusiasti che neanche per i mondiali.
In effetti due cose sono successe.
Due viaggi.
Il primo riguarda una trasferta romana del nostro amministratore delegato Paolo Paloschi, convocato dal gruppo, sembra, per un preoccupante calo della raccolta pubblicitaria.
Il secondo, sempre sull'asse Trieste-Roma, Piccolo-Espresso, riguarda invece il direttore editoriale di Finegil-Gruppo Espresso Maurizio De Luca, che sarebbe arrivato a Trieste proprio in questi giorni...
Tornando agli entusiasmi di questi giorni (per rispetto del lettore lasciamo a voi capire le relazioni tra le vicende in corso) in redazione più d'uno ha timidamente chiesto spiegazioni sulla svolta. Ma la risposta è della serie "lascia fare". E allora, lasciamo fare?
Da una parte l'ansia per la perdita del reggimento San Giusto (chi ci difenderà?) e dall'altra l'entusiasmo ritrovato per l'Euroregione. Siamo un po' confusi.
Anzi. In locandina la perdita del reggimento, e a pagina 2 e 3, quelle che non legge nessuno, insieme agli editorialoni, le visioni sull'Euroregione.
Roberto orgoglio Morelli non ha dubbi: Trieste capitale dell'Euroregione è "il ruolo che ci spetta".
L'assalto allo spritz in servizio, intanto, diventa drammaticamente una "storia" di Comelli:
"In servizio non si beve, almeno nei bar interni al Comune. Niente superalcolici, per la precisione, perché la linea approvata dalla giunta Dipiazza ammette il frizzantino come aperitivo e la birretta col al panino. Un semi-proibizionismo, insomma, introdotto nei bar dell’ammezzato del municipio in piazza Unità 4 e all’interno del palazzo di vetro di passo Costanzi 2. Vietato alzare il gomito per i dipendenti comunali, e anche per gli esterni. «Tutta colpa di qualcuno che esagerava»."
E continuiamo con la rassegna delle zucchine più care e meno care (sempre meno care) fuori dalle mura cittadine.
Il pathos dei migliori momenti di nera riecheggia nelle righe di Ernè su una morte solitaria: "Poi gli uomini dell’ Acegas hanno composto il cadavere all’interno di una bara di plastica grigia e l’hanno portato via col loro furgone, verso l’obitorio e le celle frigorifere. Le scale dello stabile sono presto ritornate silenziose; l’ascensore ha ricominciato la sua spola tra i piani; il contasecondi dell’orologio che regola la chiusura della luce della scale, ha ripreso il suo ticchettio."
Ci siamo chiesti, rileggendo i commenti di voi colleghi ed altri riconoscibili frequentatori dei nostri ambienti, cosa possa sembrare di questo benedetto giornale, da fuori.
Ce lo siamo chiesti perchè in qualche modo se pazzoperilpiccolo è nato, pur con la voglia di riderci anche su, è nato per far qualcosa di positivo per il giornale. E dunque per noi stessi.
Perchè? Forse qua saremo più chiari con il mondo esterno: le dinamiche di un giornale storico come il nostro non sono facili.. la sensazione è quella eterna di essere dei nobili decaduti. E i "ritmi" a cui corrono i numeri di un editore come il nostro, che da Roma fa quel che può (ma non è che voglia poi fare tanto) sono folli.
Bene. La funzione prima di questo spazio è già ben che andata in porto: i difetti li abbiamo sottolineati noi e voi ribaditi nei commenti. Con analisi storiche, numeri e quant'altro.
Quello che resta da fare ora è cambiare. Abbandonare la stanchezza che troviamo quotidianamente nelle facce di troppi colleghi. Uno non può fare un mestiere come il nostro con stanchezza (anche se le mirabolanti riunioni del Baraldi ci stancano e sfiancano). La proposta è semplice, ed è già nell'aria: riportiamo in una riunione TRA NOI, con giornalisti e collaboratori, tutte le idee e le critiche che sono piovute su queste colonne. Entro Natale. E vediamo che ne esce.
Da un commento all'ultimo post:
"Il Piccolo di oggi è come quella nave che affonda tra i ghiacci, dopo essere finita sull’iceberg, in attesa di soccorsi. La prima è confusa, un insieme di titoli in cui non si vede una linea precisa. Difficile capire ciò che sta davvero avvenendo nel mondo vicino e lontano. Per fortuna c’è un Rumiz, parla di Cina ma sempre meglio di niente"
Ma dove sono i soccorsi?
Malgrado gli ultimi commenti (che riportavano il dato medio di vendita del Piccolo ad agosto, 37.424 "sempre più giuuuu") che sembrano accusare Roma - l'Editore - di non curarsi troppo del Piccolo, una voce che si può definire autorevole (ma non si rivelano le fonti) sostiene che abbiano perfino trovato il blog. La stessa voce consiglia, come del resto alcuni commenti, di tirare fuori le palle, se davvero vogliamo mandarlo a casa, sto direttore.
A tutti i romanticoni che si sono scandalizzati per la nota all'ultimo post(quella sull'articolo di Laura Tonero e sul papà-ultras), vorremmo dire che all'ipocrisia preferiamo il cinismo. Siamo giornalisti e non politici, raccontiamo le cose e facciamo cinismo quanto ci pare.
Ma dove sono i soccorsi?